Le vacanze da zia Maria – Racconti Eros

Le vacanze da zia Maria

Non sono mai andato in vacanza con i miei genitori. Sembra strana questa affermazione ma è la pura verità. I miei genitori non hanno mai preso le ferie estive, avevano il loro negozio di parrucchieri ed hanno sempre lavorato dal martedì al sabato –i lunedì i parrucchieri sono chiusi- la domenica invece lavoravano a porte chiuse (per timore dei vigili urbani) e questo per tutto l’anno agosto compreso. Noi tre figli ogni estate venivamo puntualmente mandati in giro ospiti di parenti che fittavano la casa al mare, in particolare la sorella di mia madre che partiva a giugno e tornava a settembre (allora si poteva fare). Verso i dieci anni però mi proposero di andare un mese in vacanza con una delle poche amiche di mia madre, una certa Maria che viveva con la vecchia madre e non era sposata e che ogni anno faceva due mesi di vacanze al mare. Ci andai poco convinto ma visto che l’alternativa era restare a Napoli a far nulla (nei primi anni 70 la TV iniziava alle cinque del pomeriggio) pensai che almeno avrei potuto fare qualche bagno a mare cosa che adoravo. Appena arrivai a casa dell’amica di mia madre mi accorsi che non ero l’unico ospite perché Maria aveva invitato anche una sua nipote e la figlia di un’altra sua amica entrambe mie coetanee. Devo dire che quell’estate mi divertii moltissimo, oltre a noi c’era anche la sorella di Maria che aveva preso in fitto un’altra casa e aveva quattro figli, tre figlie femmine e un maschio, dai 6 ai 13 anni per cui insieme formavamo un gruppo molto affiatato sia in spiaggia che la sera nelle interminabili passeggiate. Il mese di vacanza passò in un baleno ma l’anno successivo ci ritrovammo ancora tutti insieme per una vacanza spensierata e così anche l’anno dopo. Ormai eravamo diventati tutti una sola famiglia anche se per un solo mese all’anno. Sembravamo davvero una madre con i suoi figli, ricordo che una volta che non so per quale motivo rifiutavo di lavarmi, Maria, che ormai chiamavo zia, mi trascinò di peso in bagno e dopo avermi denudato completamente mi ficcò nella vasca da bagno e mi diede una bella strigliata. La porta del bagno non aveva chiave e così spesso capitava che qualcuno la spalancasse mentre ero dentro o che io entrassi mentre Maria o una delle ragazze lo usava. Ma non c’era malizia perché non ero ancora interessato al sesso. Ricordo che spesso Maria, poiché il bagno era minuscolo, si cambiava il costume in casa davanti alle ragazze e a me mostrandosi completamente nuda. La cosa mi aveva sempre lasciato indifferente anche se Maria aveva due tettone e un culone da sballo. Arrivò così anche l’estate del mio quarto soggiorno estivo con Maria. Avevo ormai 13 anni ed ero passato dalla fanciullezza alla pubertà: mi erano spuntati i primi peli sul pube e, durante l’inverno, avevo scoperto il piacere di toccarmi il cazzo guardando le figure dei giornalini per adulti. Ci ritrovammo di nuovo tutti per riprendere la vita vacanziera di tutti gli anni: bagni di mare, pranzi, passeggiate e giochi di società. Qualcosa in me però era cambiato. Guardavo le femmine con un altro occhio. Anche le ragazze erano cambiate fisicamente, gli erano cresciute le tette e le forme si erano arrotondate. Loro però sembrava che mi trattassero sempre allo stesso modo, come un fratello, ero io che mi sentivo diverso: avevo il cazzo sempre duro e ogni occasione era buona per farmi una sega. Avevo acquistato di nascosto dei giornalini per adulti che tenevo sotto il materasso e ogni pomeriggio, mentre tutti riposavano, io mi facevo delle seghe colossali nella mia stanzetta, immaginando di scoparmi tutte le ragazze e anche la zia Maria. Lei in particolare mi ossessionava anche in sogno. Non aveva smesso di mostrarsi nuda e quelle sue tettone mi facevano letteralmente impazzire, era la protagonista assoluta delle mie fantasie erotiche. Ormai i miei occhi erano costantemente puntati sulle sue tette. Al mattino appena sveglio le vedevo dalla trasparenza della camicia da notte che indossava senza reggiseno, poi le rivedevo al cambio del costume e poi ancora quando usciva dal bagno dopo aver fatto la doccia. Infine la sera si spogliava e rimetteva la camicia da notte trasparente. Era una vera e propria tortura! Ormai me lo menavo almeno tre volte al giorno, in bagno nel mare mentre facevo il bagno ma soprattutto disteso nel mio lettino. La mia stanza era stata ricavata nell’ingresso della casa e quindi chi entrava in casa entrava direttamente nella mia stanzetta e poi tramite una veranda molto ampia, che fungeva anche da soggiorno e stanza da pranzo, si accedeva al resto della casa ed alle stanze dove dormivano la zia Maria e le due ragazze. Il pomeriggio io mi ritiravo nella mia stanza e abbassavo l’avvolgibile della veranda per cui mi isolavo dal resto della casa. Un pomeriggio ero come al solito disteso sul letto della mia stanza con un giornaletto aperto in una mano mentre con l’altra mi toccavo il cazzo, quando bussarono alla porta. Nascosi il fumetto sotto il materasso, mi ricomposi ed aprii la porta. Era Margherita, una delle figlie della sorella di Maria, che aveva litigato con la madre e era venuta dalla zia. Le dissi che tutti riposavano ma lei mi rispose che visto che ormai ero sveglio e che non aveva voglia di ritornare a casa mi avrebbe fatto compagnia. Si sedette sul letto e cominciammo a chiacchierare. Io però ero ancora arrapato visto che ero stato interrotto nel bel mezzo di una sega e il cazzo mi premeva nel costume. Cercai di nascondere la mia evidente erezione ma mi accorsi che gli occhi di Margherita erano fissi sul rigonfiamento che tentavo goffamente di nascondere. Non avevo mai considerato Margherita come oggetto di desiderio in quanto tra tutte quelle ragazze era la più bruttina, senza quasi seno e con un’espressione ebete stampata sul viso, ma l’eccitazione era troppo forte per cui non andai molto per il sottile. Tirai fuori un giornalino da sotto il materasso e le dissi se voleva guardarlo. Pensavo che avrebbe rifiutato invece accettò subito. Si avvicinò a me e cominciò a sfogliare le pagine. Era uno di quei fumetti degli anni 70 che oggi definiremmo erotici, mostravano l’atto sessuale ma senza far vedere i genitali, solo tette e culi, il resto veniva lasciato alla fantasia del lettore. Per i tredicenni dell’epoca però bastava e avanzava. Chiesi a Margherita se le faceva piacere vedere il mio cazzo, lei si mise a ridere ma non disse di no. Eh ma tu cosa mi fai vedere? – le dissi. Mi fai vedere la tua fica? Continuò a ridere facendo di no con la testa. L’espressione sempre più ebete. Dai non vale che io te lo faccio vedere e tu non fai niente – dissi. Ma le sempre ridendo rifiutò ancora. Dai che siamo soli e non ci vede nessuno, insistei, basta che ti alzi la gonna e ti abbassi un po’ le mutandine, solo un attimo. Non si mosse, però non fermò nemmeno la mia mano che le tirava su la gonna, scoprendole le cosce e le mutandine bianche. La vista del candido pezzo di cotone ebbe l’effetto scatenante sulla mia libido, con un rapido gesto mi abbassai il costume liberando il mio cazzo turgido e umido di desiderio. Margherita rimase immobile con gli occhi fissi sul mio membro eretto. Adesso fammela vedere – le dissi – io te l’ho fatto vedere. Visto che non si muoveva mi avvicinai e con un rapido gesto le afferrai le mutandine facendole scivolare verso il basso. Con mia sorpresa sollevò le natiche per farsele sfilare. Adesso eravamo entrambi con il sesso scoperto, io in piedi di fronte a lei seduta sul letto a gambe larghe. Vedevo la sua fichetta coperta di una peluria bionda tra le due cosce aperte. Afferrai il mio cazzo con la mano e cominciai a farmi una sega. Margherita immobile guardava la mia mano scorrere sul mio cazzo e il glande apparire e scomparire. Decisi di osare di più, mi sedetti sul letto a fianco a lei e le presi la mano mettendogliela sul mio cazzo. Non si fece pregare per stingerlo e cominciò a farmi una sega come mi aveva visto fare prima. Io nel frattempo cominciai a toccarle la fica. Durò un attimo perché venni con un gemito riempendole la mano di sperma caldo. Margherita come se si fosse svegliata da un sogno (o da un incubo) si alzò, si ripulì la mano, rimise le mutandine e aperta la porta andò via lasciandomi nudo e svuotato sul lettino. Il resto della giornata trascorse come al solito ma la sera fui costretto a farmi un’altra sega eccitato dalla vista delle tettone di zia Maria. Il giorno dopo non vedevo l’ora che venisse il momento del riposino pomeridiano speranzoso di ripetere l’esperienza con Margherita e appena terminato il pranzo mi ritirai subito in camera. Dopo un po’ tutti gli altri andarono a dormire e nella casa regnò il silenzio. Io ero sul mio lettino ed avevo tirato fuori da sotto il materasso i migliori giornalini che avevo per farmi fare una sega memorabile da Margherita. Dopo un’ora però nessuno si era fatto vivo, avevo sfogliato tutti i giornalini, il cazzo era duro all’inverosimile ma nessuno bussava alla porta. Avevo corso troppo con la fantasia, l’esperienza sarebbe rimasta unica (nel senso di una sola volta). Non mi restava che farmi da solo l’ennesima sega. Presi il giornalino con l’eroina dalle tette più grosse, mi spogliai completamente nudo e con il pensiero rivolto a zia Maria cominciai a menarmelo. Ad un certo punto posai il giornalino e decisi di chiudere gli occhi per concentrarmi meglio su quelle tettone burrose. Dopo qualche istante però ebbi la sensazione di non essere solo, riaprii gli occhi e mi accorsi di avere tragicamente ragione. Zia Maria era lì nelle stanza, in piedi a fianco al mio letto e mi guardava sgomenta. Nella fretta di andare ad aspettare Margherita mi ero dimenticato di abbassare l’avvolgibile della veranda e zia Maria alzatasi per andare in bagno mi aveva visto nudo sul letto. Farfugliai qualche parola di scuse e diventai rosso come un peperone. Lei mi chiese dove avessi preso quei giornalini ed io fui costretto ad ammettere che li avevo comprati tutti di nascosto. Ma quanti ne hai? – mi disse – e soprattutto, dove li tieni? Alzai il materasso e le mostrai la mia collezione. Ero sicuro che mi avrebbe fatto una ramanzina da levarmi la pelle e che mi avrebbe rimandato immediatamente dai miei genitori. Invece cominciò a ridere prima sommessamente e poi a crepapelle. Io intanto da una parte mi sentivo rincuorato ma dall’altra mi vergognavo ancora di più visto che ero ancora completamente nudo anche se il cazzo mi si era completamente smosciato. Zia Maria mi disse che avremmo dovuto parlare un po’ e così dicendo andò ad abbassare l’avvolgibile, poi si sedette a fianco a me sul lettino. Cominciò a farmi il solito discorso sui rischi di una visione distorta del sesso data da quei giornalini e sul rischio di un eccessivo ricorso alla masturbazione, anche se sapeva che alla mia età gli ormoni corrono impazziti. Poi mi chiese quante volte lo facessi. Io risposi timidamente due. Alla settimana? – disse. Al giorno! – risposi. Ma come è possibile? Pensi solo a quello? Tutto il giorno con quei giornalini? Veramente non sono solo i giornalini – le dissi – sei anche tu che ti spogli continuamente e mi fai vedere tutto. Ma l’ho sempre fatto – rispose – non vedi nulla di nuovo. Sì ma quest’anno è diverso, zia, ogni volta che ti vedo nuda sento una cosa che mi tira dentro e poi mi diventa duro. Non è possibile, non me ne sono mai accorta, tu sei ancora un bambino. Cos’è che ti eccita tanto in me? Il tuo grosso seno zia, ogni volta che lo vedo vorrei toccarlo. Ma sono io, la zia Maria, è come se fossi la tua mamma! Ma non sei la mia mamma e le tue tettone mi fanno diventare matto! Mentre dicevo queste parole, che mai avrei pensato di riuscire a dirle, il mio sguardo era fisso sulla scollatura della camicia da notte della zia Maria e, dato che ormai mi ero tranquillizzato circa la reazione della zia, non avevo più vergogna anche se ero ancora nudo. La reazione fu quasi immediata, il cazzo mi divenne duro. Ma guarda questo! – disse – Ma che fai mi guardi le tette e ti arrapi? Ma sei un piccolo maialino! Pensi solo alle cose zozze. Così dicendo la zia tirò fuori una mammella e me la porse. Io la presi in bocca cominciando a succhiare avidamente il capezzolo. Rimasi così attaccato mentre lei mi prendeva il cazzo con la mano e cominciava a menarmelo. Vieni qui – disse – adeso ci pensa la tua zia. Tirò fuori anche l’altra tetta ed io cominciai a succhiare e strizzare anche quella. Che sensazione celestiale, finalmente potevo toccare gli oggetti del mio desiderio. Avrei voluto rimanere con il viso affondato nelle tette di zia Maria per sempre, avrei voluto tenerle sempre strette nelle mie mani. La zia però all’improvviso me le tolse da bocca e lasciò il mio cazzo. Non feci in tempo a mostrarle la mia delusione che me lo prese in bocca cominciando a succhiarlo avidamente. Era troppo per me e venni subito. Si alzò, mi baciò in fronte e mi disse: Da oggi in poi ci pensa la tua zia a te! E così fu, ogni giorno dopo pranzo andavo nella mia stanzetta e dopo un po’ la zia Maria veniva e mi faceva godere delle sue tettone e mi faceva dei memorabili pompini. Purtroppo fu quella l’ultima estate che andai in vacanza con lei.

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