Prima o poi!
Erano le prime ore del pomeriggio, il sole inondava tutto con la sua luce e qualsiasi essere vivente cercava riparo all’ombra
le piante, poverine, sembravano morte, come schiacciate da un peso
enorme, ma lui sentiva che la vita scorreva dentro i loro rami, le loro foglie.
Gli animali, abbattuti dal gran caldo, oziavano all’ombra, le forze avevano abbandonato i loro corpi
prostrati dalla terribile afa.
Lui passava accanto a quelli senza che avessero la forza di alzare gli occhi per guardarlo.
Se qualcuno lo avesse fatto, avrebbe scorto sul suo viso le molte rughe che testimoniavano i tanti
anni che aveva trascorso su questo mondo, ma avrebbero visto anche l’espressione terribile dei suoi
occhi, tra il soddisfatto e l’impaziente.
Soddisfatto perché aveva percepito la presenza femminile nelle vicinanze, impaziente perché non
era riuscito a trovare ancora nessuno; poteva provare a cercare nel granaio lì vicino per trovare
qualcuno e così fece.
In quel momento la sua ricerca ebbe termine.
Affacciandosi al portone socchiuso del granaio vide le due ragazze distese sulla paglia dorata.
Naturalmente nessuna delle due si accorse della sua presenza.
La più alta, lui aveva la sensazione fosse anche la più grande, aveva lunghi capelli neri che le
scendevano come una cascata sulle spalle, quando si era affacciato, lei si stava alzando a sedere per
massaggiarsi una gamba, la coscia che si restringeva al ginocchio e poi si allargava di nuovo nel
polpaccio per restringersi definitivamente nella sottile caviglia e terminare in un piedino delizioso.
Le lunghe dita affusolate della mano andavano su e giù sulla pelle di seta lasciando delle sottili scie
rosate che subito sparivano ma che ricomparivano al ripassare delle dita.
Poi, come se un pensiero improvviso le avesse attraversato la mente, allungò le gambe davanti a se
stirandosi, poi le attirò al seno, con le mani cinse le ginocchia e disse qualcosa alla sua compagna
che rispose con una risatina.
L’altra era un po’ più bassa dell’amica, aveva i capelli castani però corti, alcuni fili di paglia le si
erano intrecciati ai capelli facendola sembrare più spettinata del vero.
A differenza dell’amica era languidamente distesa con le braccia incrociate sotto la testa a formare
una sorta di cuscino e sembrava stesse assaporando appieno quel momento; l’odore della paglia, il
sole che discretamente penetrava da un finestrone, il caldo che fiaccava le forze e certamente il
ricordo di qualcosa fatto precedentemente che le era particolarmente piaciuto, concorrevano a
rendere quei momenti quasi magici.
I seni le si alzavano ed abbassavano al ritmo del respiro, seni degni delle più belle sculture
classiche, sormontati dai capezzoli scuri, la loro morbida curva
che induceva lo sguardo a scendere più giù al ventre piatto e ancora più giù al luogo considerato da
tutto il mondo il sito del piacere, alle gambe, che non avevano la stessa grazia di quelle dell’amica,
ma che si facevano desiderare lo stesso.
Nessuna delle due aveva nulla addosso, i vestiti erano ammonticchiati poco più in là, sembravano
quasi avvertirle del pericolo imminente, ma loro non si accorsero dell’estraneo che le stava
osservando.
Lui ebbe un fremito quando vide la ragazza, lei era la persona che stava cercando, la morbidezza
della sua pelle, l’agilità delle sue membra, la fragranza della sua carne, la freschezza della sua
giovane età; lui era là per lei, questo pensiero gli si scolpì nel cervello, capì che non aveva motivo
per rimanere ancora là fuori, in quel momento davanti ai suoi occhi esisteva solo lei e nient’altro.
Quando la più grande si chinò su di lei a baciarla, quasi che quel bacio servisse a suggellare una
promessa, lui approfittò del momento in cui si erano distratte e sgusciò dentro senza fare alcun
rumore, addossato alla parete si avvicinò più che poté alle due ragazze.
Quando si accorsero della sua presenza era ormai troppo tardi, lui incombeva con la sua alta statura
su di loro.
La più grande riuscì a fuggire così com’era, prendendo la propria veste, ma lui non si preoccupò, ci
avrebbero pensato i suoi amici.
La più giovane, invece, restò distesa impietrita dalla paura, una sensazione di gelo le pervase
l’animo e guardando gli occhi di quello sconosciuto comprese che era là solamente per lei e
incomprensibilmente ebbe più paura per la sua amica che per se stessa.
Provò pure a muoversi ma senza riuscire a comprenderne il motivo non poté spostare neanche un
muscolo e rimase distesa sulla paglia mentre quell’uomo dagli occhi strani si sistemava sopra di lei.
Dopo averla accarezzata per un po’ la penetrò, lei provò dolore e per questo lanciò un grido mentre
gli occhi le si inumidivano di lacrime, si sentì impotente sotto i colpi di lui, però notò una cosa
strana, da quell’uomo si irradiava una strana sensazione di calore, per un attimo si
abbandonò e poco dopo si sentì scivolare in un baratro senza fine.
Il suo corpo non rispondeva più agli stimoli inviati dal cervello, anzi si muoveva seguendo il ritmo
dei colpi dello conosciuto, dalla gola le uscivano grida non volute e intanto stava accettando sempre
più quell’uomo dentro di se.
Provò a chiudere gli occhi, ma lo sguardo misterioso dell’uomo le rimaneva sempre davanti, ebbe la
sensazione che stesse diventando padrone dei suoi sentimenti, tentò di resistergli ma da un’altra
parte cadde un’ultima resistenza che la indusse a gridare… di soddisfazione, e subito dopo cadde in
un sonno senza sogni.
Lui sentiva la vita pulsare sotto le sue mani e provò un fremito di piacere al pensiero di poterla
fermare con un semplice tocco, ma scacciò quell’idea e tornò con la mente alla ragazza che sotto di
se pareva non avere pace, i gemiti erano sempre più frequenti e i movimenti erano quelli di un
animale nell’agonia della morte.
Sentiva che stava per giungere al limite e mise in atto il suo trucco preferito, un attimo e fu in suo
potere, prese dal corpo della ragazza tutto il piacere che poteva dargli e non si alzò da lei se non
dopo aver assaporato tutti i più intimi segreti del suo giovane corpo.
Una volta fattala cadere in uno stato di torpore, uscì a cercare l’altra ragazza; la trovò poco fuori il
grande portone del granaio, i suoi amici avevano agito come al solito.
La gonna arrotolata in vita lasciava in vista le stupende gambe ora deturpate da graffi e tagli, ma lui
non poté fare a meno di carezzarle, la veste strappata metteva in mostra due seni prosperosi ma
erano segnati da alcuni graffi profondi.
Tutto intorno apparivano orme e tracce di sangue mentre lei stringeva ancora in mano un ciuffo di
peli, beh dopotutto aveva cercato di difendersi.
Sentì che la vita scorreva dentro di lei, seppur lentamente, non ebbe la voglia di fermarla e le mise
la mano aperta sulla fronte, sarebbe vissuta ma si sarebbe ricordata quei momenti come un incubo
per tutta la vita.
Fatto ciò fece ritorno al suo inferno quotidiano, proprio quello con le fiamme alte e la pece bollente;
non é vero che il Diavolo prende le sue donne quando sono incoscienti, anche a lui ogni tanto piace
l’avventura, in fondo che male c’è?.
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