Giochi Pericolosi

Sentiva il pavimento ruvido pungere sotto le piante dei suoi piedi scalzi mentre cercava a tentoni di muoversi alla ricerca di una via d’uscita. I suoi passi erano incerti,d’altronde non era affatto facile muoversi senza la possibilità di vedere. Però quel gioco era stato iniziato proprio dai suoi desideri,dalla volontà di provare qualcosa di nuovo. Eppure, ora, quel gioco non era più così divertente come all’inizio, quando era ancora distesa sul suo letto, e per di più non aveva la benché minima idea di come fosse giunta in quel posto!

Ricordava di essere a casa, nella sua stanzetta verde, con le pareti piene di caldi panorami immortalati in posti lontani, le mensole sovraccariche dei peluches che conservava gelosamente e l’ambiente caloroso delle mura domestiche.
Faceva molto caldo quel pomeriggio: Miriam era sola a casa, e lo sarebbe stata fino alle 19 circa. Così inizio a saltellare da un sito all’altro su internet. Qualche video su YouTube, qualche barzelletta, poi racconti, sempre meno innocenti, ed una voglia crescente di darsi piacere per un po’. D’un tratto un’idea,letta al volo e subito messa in pratica.

Aprì il secondo cassetto del comodino e riversò tutto il suo contenuto sul suo lettino, poi si adagiò su di esso e si bendò gli occhi con un foulard nero.
Iniziò a correre con la mente, immaginando corpi e luoghi, conosciuti e non, lasciando che le sue mani potessero dare un senso di realtà ai suoi pensieri. Le sue dita sottili si scontravano sul tessuto della canottierina bianca con mille cuori stampati sopra: la stringeva, la tirava, la strofinava sulla sua pelle,quasi graffiandosi. Il suo respiro cresceva ogni attimo di più, Miriam era ormai fuori di se, fuori dal mondo, totalmente immersa nei suoi pensieri.

Un brivido le corse lungo la schiena, le contrazioni involontarie del suo corpo si fecero ritmiche ed i suoi movimenti sempre più scomposti. La mano destra si addentrò sotto le sue mutandine: era fradicia, calda.
Martoriò le grandi labbra con movimenti violenti, poi con la mano tastò il lenzuolo alla ricerca di qualcosa. Qualcosa che aveva precedentemente tolto dal cassetto.
Prese il primo oggetto che il suo tatto riuscì a percepire, lo studiò, cercando di immaginare cosa il caso le avesse assegnato:
Era un vibratore del tutto somigliante ad un reale membro maschile.
Miriam azionò il pulsante per accenderlo e lo portò a contatto con le sue mutandine che, oramai, mostravano un evidente chiazza bagnata. Lo lasciò li fermo per un po’, quindi iniziò a muoverlo su e giù, strofinandolo contro il suo sesso, protetto ancora da un labile tessuto di cotone. Il desiderio di giungere ad uno straripante orgasmo la stava uccidendo eppure adorava restare in quel limbo del ‘vorrei tanto ma non ce la faccio’ , sentirsi sul punto di esplodere, ascoltare i suoi respiri ed i suoi battiti, cedere alle contrazioni sempre più violente dei suoi muscoli. Improvvisamente con un colpo secco strappò le sue mutandine celesti e si lasciò penetrare da quel pene di gomma così possente da concederle l’orgasmo desiderato in pochi istanti.

Da quel momento in poi non ricordava più nulla se non la naturale stanchezza dovuta al piacere procuratosi.
Aveva provato a togliersi ciò che le negava la vista ma si era resa conto che non era il suo foulard,ma una vera e propria maschera para occhi, legata in maniera strana. Avrebbe dovuto poter vedere il nodo per poterlo sciogliere.
L’altra stranezza era il suo abbigliamento,Miriam era vestita! Indossava dei leggings presumibilmente ed una maglietta alquanto scollata che evidenziava il suo seno abbronzato.

Il suo vagare nel vuoto venne d’improvviso destato da una voce flebile, leggermente roca, sicuramente maschile e soprattutto lontana ma non così tanto da sembrare irraggiungibile.
Ripeteva costantemente la stessa frase “Segui me e troverai la luce, trova la luce!”

Miriam non riuscì a capire di chi fosse la voce, eppure non gli sembrava del tutto nuova. Decise di fidarsi, visto che i suoi sensi non riuscivano ad aiutarla poi così tanto. Capì di essere sempre più vicina alla voce che la chiamava, la sentiva quasi accanto ed infatti sentì:
“Eccoti, finalmente …” , la ragazza chiese: “Chi sei? Cosa vuoi?” ma non ebbe risposta,se non “La luce, te l’ho già detto”.
Fece un altro passo cercando di avvicinarsi ancora ma inciampò in qualcosa, un cavo forse.
Era ora a terra, dolorante, cercava di capire ma non ci riusciva, sentiva la presenza girarle intorno,era così spaventata da non poter più proferire parola.

Poi si sentì presa in braccio e pensò ad un’imminente epilogo. Venne adagiata su un letto, molto grande, così grande che non riusciva a trovarne i bordi. Temeva quella posizione: pancia in su, totalmente esposta a chiunque fosse li dentro,così decise di girarsi e mettersi rannicchiata a pancia in giù.

Una mano le accarezzò il capo, respirò profondamente cercando di tranquillizzarsi, poi udì un rumore metallico e sentì di colpo entrambe le sue mani imprigionate a qualcosa di alto, così che il suo busto rimanesse sollevato e poteva poggiarsi solo sulle sue ginocchia. Non solo ora era bendata, ma era anche legata!

Qualcosa di veramente lieve le percorse la schiena, sembrava una piuma, poi la sentì sui fianchi e quindi scendere giù. Fino alle piante dei piedi. Assurdo che in una situazione del genere fosse costretta a ridere per via del solletico che soffriva terribilmente. Lo subì per 30 secondi, poi 1 minuto, due, tre… aveva male allo stomaco e le mancava il fiato anche per singhiozzare. Implorò pietà e d’improvviso le piume divennero due: ancora solletico.
Miriam era esausta, senza fiato, si sentiva quasi male. Voleva piangere, urlare, tornare a casa, eppure non riusciva a fare nessuna di queste cose.
Provò a dimenarsi in qualche modo per convincere il suo aguzzino a smetterla e difatti il solletico si placò. Capì però che si era sdraiato sotto il suo corpo qualcuno, probabilmente la stessa persona che si stava tanto divertendo a farle del male.
“Chi sei? DIMMELO!” Urlò la ragazza, ma la sua bocca venne immediatamente tappata da una lingua e sentì i suoi seni stretti come in una morsa, fortissima. Il dolore la fece urlare come forse non aveva mai fatto in vita sua e si accorse che il solletico non solo le aveva tolto il fiato ma le aveva anche aumentato lo stimolo di fare pipì. Rabbiosamente morse le labbra di quell’uomo che la torturava e l’uomo di scatto le mollò un ceffone in pieno viso.

Miriam sentì la sua guancia prendere fuoco e pulsare dal dolore, voleva sputargli in faccia ma le avrebbe portato solo altri guai. E poi sotto di lei non c’era più nessuno.
“Così mi hai morso,eh? Troietta da 2 soldi, mi stai facendo perdere del sangue, SENTI!”.
Una mano le si strofinò sulle labbra e poté sentire chiaramente il sapore del sangue tra le sue labbra.
“Ora te lo faccio vedere io cosa succede a non rispettare chi cerca di darti una mano”.
Ora era realmente preoccupata,cosa stava per succederle?
Non ebbe molto tempo per pensarci, il dolore la sconquassò. Il suo sedere ricevette uno schiaffo poderoso che la fece vibrare da capo a piedi. Non ebbe modo nemmeno di dire ‘Ahi!’ in quanto non arrivò in gola nemmeno un filo di fiato.
Sperò che la punizione fosse tutta in quello schiaffo e invece i colpi continuarono. Miriam sussurrò “B-Basta … t-ti prego” ma il suo interlocutore le rispose solo con una perfida risata. Il culetto di Miriam era in fiamme, per qualche secondo non ricevette nessuno schiaffo, poi un colpo fortissimo e Miriam perse il controllo.

Sentì una diga rompersi dentro di se, uno spruzzo violento di pipì uscì dalla sua fighetta e rimbalzo contro il tessuto dei leggings. Provò a fermarsi ma non riusciva in nessun modo a controllarla. La pipì usciva e pareva interminabile, caldissima, la sentiva correre lungo le cosce, bagnarla fino al culetto e poi raccogliersi nelle due fossette che le sue ginocchia formavano sul materasso.
Resasi conto che non avrebbe potuto nulla si lasciò definitivamente andare e fu una pipì liberatoria, soprattutto perché per tutto il tempo non ricevette nessuno schiaffo!
Miriam si stava pisciando addosso come una bimba di 8 anni ed era felice, così felice che al termine di quegli interminabili attimi in cui finalmente i suoi muscoli pelvici si erano rilassati, provò sensazioni molto simili a quelle di un orgasmo.

Sospirò in attesa di qualche commento perfido che tuttavia non arrivò. Sentì però il contatto delle mani di quell’uomo sui suoi glutei. Questa volta la palpava, anche delicatamente pareva!
Con un dito le stuzzicava l’ano e poi scendeva giù fino alla fessura della sua passera. Sentì nuovamente entrambe le mani sui glutei, poi di colpo avvertì freddo nelle sue intimità: i leggings erano stati abbassati fino alle ginocchia.

Il freddo passò subito però, sostituito da una sensazione di caldo-umido. Il suo aguzzino le stava leccando la fighetta, peraltro ancora intrisa della sua pipì e lo faceva con avidità, stringendole il sederino e graffiandolo.
Miriam era a pezzi e sperava sempre che ogni azione fosse l’ultima, sospirando piangeva in silenzio.

La lingua aveva ora placato il suo ardore e dopo pochi istanti si distaccò da lei. Avvertì però qualcosa fare capolino all’ingresso del suo sesso, una spinta secca e si sentì piena: il membro dell’uomo era tutto dentro di lei ed era di una durezza notevole. Miriam piangeva, singhiozzava ed ansimava. E sentiva il suo corpo sbattuto con foga contro quello dell’uomo che la stava torturando. Le spinte si fecero sempre più intense,poi di colpo terminarono e sentì la sua fighetta riempirsi di sperma. L’uomo sospirò, poi si tirò fuori da lei e la lasciò lì per un po’.

Miriam, legata ad un letto, con la figa colante di sperma ed intrisa di pipì fino alle ginocchia, aveva un espressione stranamente soddisfatta e prima che l’uomo potesse uscire dalla stanza sussurrò “Non è stata l’ultima volta,vero padrone?”