Pulizie in facoltà – Racconti Eros

Pulizie in facoltà

Frequentavo la facoltà di giurisprudenza a Torino, e il mio sogno era quello di diventare un magistrato; le materie del primo anno erano abbastanza difficili, ed io ed i miei colleghi eravamo abbastanza in difficoltà, non essendo ancora abituati ai ritmi universitari.

Rimanevo per molte ore in facoltà, e spesso anche nell’ora di chiusura, dove ultimamente ero solita intrattenermi con Fabio. Fabio era impiegato presso l’impresa di pulizie che lavorava li, ed era un ragazzo dedito al lavoro, che con me riusciva sempre a trovare il tempo per scambiare quattro chiacchiere.

Parlavamo delle nostre passioni, accorgendoci di trovare nelle stesse molti aspetti comuni. L’addetto alle pulizie mi guardava con ammirazione, ed esplicitando la voglia di approfondire la mia conoscenza mi chiese se un venerdì sera ci potevamo incontrare in facoltà a Torino, o in un altro posto vicino per mangiare una pizza con lui e fare 4 chiacchiere.

Il venerdì successivo mi trovai in Facoltà da sola con lui, che dopo aver svolto il suo lavoro giornaliero, aveva il compito di chiudere i vari locali della stessa. Per cui dopo aver finito le pulizie, Fabio andò a acquistare due pizze da asporto, e le porto in aula A4 dove mi trovavo ad aspettarlo.

Le mangiammo seduti in quell’aula, e ad ogni morso immaginavamo quanto fosse stato bello assaporare le nostre bocche a vicenda. I nostri ormoni ci impedirono di completare la nostra cena, e guardandoci negli occhi ci demmo un intenso bacio che rese incontenibile le nostre rispettive eccitazioni. La sua asta era diventata incontenibile dentro i suoi jeans: sbottonai i suoi pantaloni e l’afferrai stringendola con forza dentro la mia mano. Cominciai a masturbarlo eccitata come non mai, lui ricambiò infilando due delle sue grosse dita dentro la mia passera: ansimavamo insieme come se fossimo i protagonisti di un film erotico.

Fabio cosparse il mio viso con il suo caldo sperma, ed io in maniera simultanea ebbi il mio forte ed inteso orgasmo, che mi provoco delle contrazioni infinite. Continuammo ad amarci in aula palpando ogni parte di noi e facendo con passione qualsiasi gioco erotico; Fabio, con forte eccitazione, mi chiese se avesse potuto penetrare la mia vagina con la sua arma del piacere. Io, vogliosa di sentire la sua asta d’acciaio dentro me, mi sedetti sulla cattedra di quell’aula ed aprii le mie gambe esponendo la mia passera bagnata a lui: la sua barra d’acciaio era al massimo delle sue dimensioni , e con prepotente sensualità fu inserita da lui dentro di me. Il nostro piacere raggiunse le vette più ambite dell’eros, e da quella sera avevo capito che in facoltà dopo il dovere ci poteva essere anche il piacere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *