Luisa la mia prima volta

Io possedevo la fama di casanova, tutti pensavano che di donne ne avevo molte e con tutte facevo
l’amore.
Sapevo molto di sesso teorico, non sfiguravo nei discorsi, ma non lo avevo mai fatto.
Un giorno andai in discoteca con amici.
Tra questi c’era Luisa una ragazza che “gli uomini li conosceva bene”.
Non c’era mai stato nulla tra me e lei. Quella sera però…
Al ritorno io accompagnai Luisa a casa mentre gli altri amici decidevano di finire la serata altrove.
Con lei iniziò subito uno di quei miei discorsi a doppi sensi.
Lei stava la gioco.
Quella sera era poi estremamente attraente, minigonna e camicia aperta.
Non ricordo gli argomenti delle discussioni, erano continue provocazioni dell’uno all’altra.
Ricordo solo che le dissi che non avrebbe avuto il coraggio di lasciarsi toccare le tette da me così
sul momento senza alcun motivo.
Lei mi incitò a provarci e cosi feci.
Mentre guidavo infilai la mano dolcemente dentro la camicia e scostando il reggiseno avvolsi con le
mie cinque dita la tetta di Luisa.
Lei sospirò e io sentivo il capezzolo duro.
Cercando di fare la disinvolta continuava a parlarmi, mentre io non riuscivo a togliere le mani da
quelle stupende tette.
Ricordo che erano grandi e dure con i capezzoli piccoli.
Continuamente la guardavo negli occhi per captare le sue emozioni.
Notai un sottile desiderio di sesso e senza chiederle nulla imboccai una strada di campagna e dopo
poco mi fermai.
Le dissi che avevo voglia di andare dietro, per baciarci e toccarci, a lei andava bene bastava che ci
fermassimo alle carezze.
In breve fummo dietro e io iniziai a baciarla sul collo sulla bocca con calore e profondità.
Sentivo i suoi sottili brividi di piacere provocati dai miei baci e la sentivo eccitarsi sempre di più.
Le baciai le tette, le succhiai i capezzoli, la sentivo mugolare.
Lei era seduta nel sedile posteriore io le ero di fronte con le ginocchia appoggiate al sedile.
Sentii le sue mani che da dietro la schiena si portarono avanti e iniziarono a slacciarmi i pantaloni.
In breve sentii la sua mano entrare.
Cercava l’apertura dei boxer.
La trovò e trovò anche il mio membro.
Ricordo che non avevo un erezione completa, era grosso ma non duro.
Ricordo che la cosa mi turbava, avevo in mente infatti le innumerevoli letture che avevo fatto
sull’insuccesso della prima volta.
Avevo paura di fare lo stesso, poi però mi concentrai sulle sue tette e cercai di assaporare il suo
tatto.
La mano andava su e giù, scopriva il glande e scendeva fino alle palle, le accarezzava e tornava su.
Avevo sempre i pantaloni indosso e il membro non molto duro.
Mi chiese di spogliarmi.
Lo feci.
Le chiesi di fare lo stesso, ma lei si spogliò fino agli slip di pizzo bianco, (non voleva, mi disse farlo
la prima volta che uscivamo ).
Ero nudo e avevo le sue mani che insieme mi toccavano.
Per un po’ subii piacevolmente, ma poiché sentivo che non diventava duro come doveva decisi
ricambiare le carezze e di toccarla.
Non potevo toccare gli slip e mi concentrai ad un abile massaggio del seno.
Lei era sdraiata sul sedile io le ero sopra con il pene a contatto con gli slip.
Dopo un po’ che leccavo le sue tette, forse a causa del contatto con il suo caldo corpo, sentì che il
mio cazzo era finalmente diventato duro come poteva, anche lei se ne era accorta.
Decisi allora di strusciarlo contro gli slip, lei mi lasciò fare, anzi agevolò i movimenti.
Iniziai così a fare su e giù come se facessi l’amore, lei seguiva il mio ritmo.
Sentivo le sue mani sul mio culo che spingevano verso il suo ventre.
Ormai con i suoi umori e qualche goccia dei miei avevamo bagnato gli slip. Riuscivo a vedere nei
suoi occhi il desiderio.
Il desiderio di un cazzo nella sua figa, il piacere che lei conosceva di avere un cazzo dentro e di
godere.
La cosa che aveva conosciuto e a cui non voleva rinunciare.
Non voleva perdere l’occasione di assaggiarmi, di mangiarmi di divorare con la sua figa il mio
cazzo.
Con gli occhi stralunati, mi ha guardato, si è tolta gli slip e con una mano mi ha preso il cazzo e lo
ha portato sulla porta del suo piacere.
Con la punta del mio pene riuscivo a sentire il calore delle sue bagnate labbra vaginali.
Coll’altra mano spinse il mio culo e con facilità scivolai dentro.
Ricodo una sensazione incredibile di avvolgimento, la pressione delle sue pareti sulla punta, il
calore dei suoi umori lungo tutta la lunghezza del pene. Il piacere dei brividi ad ogni movimento del
mio o suo corpo.
Iniziai poi a entrare ed uscire, lei era in balia del suo piacere e faceva movimenti inconsulti, il sesso
le piaceva molto e poi mi racconterà che la stordisce sempre, io assaporavo ogni movimento sentivo
indistintamente le calde pareti della vagina che mi stringevano quando entravo e mi lasciavano
quando uscivo.
Questa sua abilità nel controllo non tardò a stimolarmi e dopo alcuni minuti sentivo il mio orgasmo
arrivare.
Non sapevo se potevo finire dentro, non avevo il preservativo, ma lei mi comprese e con il solo
movimento della mano sulla pancia, mi fece capire che voleva che venissi lì.
Accelerai i movimenti e tiratolo fuori le venni sulla pancia e sul seno e al contatto del mio caldo
sperma con il suo corpo la sentii godere con due sottili mugolii.
Mi distesi di lato a lei e, mentre Luisa dolcemente si spalmava il mio sperma su tutto il corpo,
ripensavo al piace appena colto.
Ricordo che poi per non sfigurare appena ripresi vigore tornai a fare l’amore e la feci venire più
volte prima che io rivenni la seconda volta.
Quella sera tornai a casa molto tardi, avevo 20 anni ed è stato bellissimo.

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