La ragazza delle pulizie

L’appuntamento era alle 12 di ogni giorno nel nostro ufficio. A quell’ora Sabrina l’addetta alle pulizie smetteva di lavorare e veniva nella nostra stanza per firmare il foglio presenze. Il foglio si trovava strategicamente sulla scrivania posta al centro della stanza cosi che, quando lei si chinava per firmare, quelli delle scrivanie davanti si godevano lo spettacolo della sua profonda scollatura e quelli delle scrivanie di dietro godevano della vista del perizoma che immancabilmente usciva dai suoi pantaloni a vita bassa. L’appuntamento era sacro, dal lunedì al venerdì. E ne valeva la pena. Sabrina era una maggiorata con un fisico e atteggiamenti da pornostar. Tutti avevamo perso la testa per lei. Durante l’orario di lavoro indossava un ampio camice che copriva tutto, ma al momento di andare via lasciava bene in vista le grazie abbondanti di cui madre natura l’aveva fornita. Un seno monumentale e una sedere scultoreo fasciati da abiti attillatissimi. Tutti più o meno ci avevano provato con lei ma nessuno, a quanto mi risulta, era riuscito ad avere successo. In effetti anche io avevo fatto le mie avances ricevendo un cortese ma fermo rifiuto. Era successo un sabato mattina quando Sabrina mi aveva chiesto se l’accompagnavo ad acquistare una macchina fotografica compatta da portare in vacanza, visto che mi intendevo di fotografia. Dopo l’acquisto ci eravamo fermati nella mia auto nel parcheggio del centro commerciale a chiacchierare un po’. Quel giorno indossava una minigonna che lasciava poco all’immaginazione e, stando seduta, le vedevo chiaramente le mutandine candide tra le cosce tornite. Sopra poi aveva un corpetto di pizzo nero che le conteneva a fatica il seno prorompente. Vedendo che non le staccavo gli occhi di dosso, mi chiese “Ti piace il mio corpetto?” Io le risposi che mi piaceva il corpetto ed anche quello che conteneva e che era crudele a torturarmi in quel modo. Lei sorrise e poi mi disse “Guarda fin che vuoi ma fermati lì. Non ho intenzione di iniziare storie con persone dello stesso ambiente lavorativo. Per cui nessuno di voi ragazzi ha alcuna speranza di portarmi a letto anche se ci avete provato tutti.” Rimasi un po’ deluso ma rispettai il suo volere trovandomi effettivamente d’accordo con lei. Meglio tenere separati i due ambiti. Passarono così parecchi mesi senza che si presentasse un’occasione per ritornare sull’argomento. Tutti noi continuavamo a goderci lo spettacolo quotidiano e a fare commenti e battute tra di noi, ma nessuno riuscì a colpire nel segno. Un giorno recandomi in archivio per cercare alcune pratiche la trovai mentre faceva un po’ di pulizia sugli scaffali che erano stati appena liberati da vecchi documenti che avevamo mandato al macero. Mi sorrise e mi disse “Posso chiederti una cosa?” “Dimmi pure risposi.” “Ho un problema un po’ particolare e non so come risolverlo. Sono stata invitata ad una serata trasgressiva in un club privato e vorrei indossare un tanga in strass con sopra due copricapezzoli dello stesso tipo. Ho comprati questi due on line ma non mi vanno.” Così dicendo mi mostrò due dischetti di strass rossi del diametro di 7-8 cm con una cordicella dorata ed un fiocchettino al centro. “Scusa che vuol dire non mi vanno? Mica li fanno di diverse misure? Li predi li attacchi sui capezzoli e basta.” “Effettivamente è come dici tu – rispose – ma quelli che ho comprati mi coprono i capezzoli ma lasciano scoperta parte dell’aureola intorno.” “Non è possibile – le dissi – li avrai messi male.” “No, li ho messi bene, è che ho le aureole intorno ai capezzoli troppo grandi e questi cosi non le coprono tutte.” Il clima si stava facendo caldo, il pensiero del seno di Sabrina con i due capezzoli e le due aureole che immaginavo enormi mi faceva salire il sangue alla testa. Me ne uscii con una frase scema. “Avrei bisogno di vedere, non è possibile.” Invece di mandarmi a quel paese, Sabrina mi disse “Beh, qui non è possibile, facciamo così incontriamoci al parcheggio B del centro commerciale stasera quando esci dal lavoro così ti faccio vedere che ho ragione io.” E, così dicendo, uscì dall’archivio lasciandomi da solo incapace di ricordarmi perché mi trovavo lì. Inutile dire che le ore successive mi videro molto poco applicato al lavoro, guardavo solo l’orologio aspettando l’orario di uscita. Finalmente la giornata lavorativa finì e mi fiondai in macchina, mi diressi al centro commerciale e parcheggiai dove lei mi aveva indicato. Dopo qualche minuto lei giunse, parcheggiò di fianco a me e salì sulla mia auto. Indossava dei jeans a vita bassa praticamente cuciti addosso e un maglioncino bianco con scollo a V che lasciava vedere l’abbondante decolté. “Allora – le dissi – hai portato il completo?” “Certo.” E così dicendo tirò fuori i due copricapezzoli rossi che mi aveva mostrato al mattino. “E tu dici che ti vanno piccoli?” Senza parlare infilò una mano nella scollatura e tirò fuori una mammella poggiandoci sopra il copricapezzolo. Effettivamente un’area di circa un centimetro di aureola rimaneva scoperta. “Vedi che mi vanno piccoli? Come faccio? Non mi piace così, la devono coprire tutta.” Lanciò via l’oggetto rimanendo con il seno scoperto al di fuori del maglioncino. Con un gesto fulmineo ci posi sopra la mia mano. Lei non disse nulla ed io la tenni lì carezzandole il seno. Poi fattomi coraggio infilai la mano nel maglioncino tirando fuori anche l’altra mammella. Che sensazione stupenda! Avevo le mani piene dei suoi seni, stringevo i capezzoli tra le dita poi soppesavo le mammelle e poi ancora stringevo leggermente per apprezzarne la morbidezza e la consistenza. La baciai, sempre tenendole il seno tra le mani. Avevo desiderato quel momento per anni ed ora finalmente potevo toccare l’oggetto del mio desiderio. Avvicinai la testa al suo seno e cominciai a succhiarlo. Che sensazione inebriante, sentivo con la lingua i suoi capezzoli farsi turgidi, affondavo completamente in quella collina burrosa. La attrassi a me facendola stendere sulle mie gambe. Aveva il viso rivolto verso di me e la nuca poggiata sul mio grembo. La baciai ancora una volta e poi ripresi ad armeggiare con il suo seno. Avrei voluto avere altre mani perché due mi sembravano insufficienti. Mi feci più audace e infilai la mano destra nei suoi pantaloni. Incontrai subito il suo pube che mi accorsi essere completamente depilato. Mi spinsi più in basso mentre lei per agevolarmi si sbottonò i pantaloni aprendo le gambe. Raggiunsi la sua vulva bagnata e ci infilai il dito medio. Era completamente inondata di umore vaginale, spinsi a fondo il dito muovendolo delicatamente. Sabrina mugolava di piacere. Ad un certo punto mi disse “Tirati giù i pantaloni voglio succhiartelo.” Non me lo feci ripetere due volte e in un baleno di sbottonai i pantaloni tirandoli giù fino al ginocchio insieme ai boxer. Il mio membro si ergeva turgido, Sabrina lo impugno facendo emergere il glande lucido e lo mise in bocca. Ero in Paradiso. La sua lingua percorreva ogni centimetro del mio membro, succhiando avidamente. Rimanemmo così interminabili istanti poi lei mi disse “Adesso prendimi.” Reclinai il sedile passeggero e lei si sfilò completamente i pantaloni stendendosi ed aprendo le gambe. Incurante del fatto che eravamo in un parcheggio dove avrebbero potuto vederci mi misi sopra di lei e la penetrai. Ero estasiato. Con entrambe le mani stringevo i suoi seni, con la bocca cercavo la sua. Cominciai a spingere prima dolcemente poi aumentando leggermente il ritmo. Sabrina cominciò a mugolare, poi emise degli urli strozzati, poi cominciò a dire “Sì,sì!” Ad un certo punto non si contenne più e ad alta voce mi esortava a spingere più intensamente. Finalmente, con un urlo liberatorio, venne. Io che non avevo ancora raggiunto l’apice del piacere continuavo stare dentro di lei e a muovermi con colpi sempre più violenti e ravvicinati. Poi, quando sentii di essere ad un passo dall’orgasmo estrassi repentinamente il membro dalla sua vagina e Sabrina lo afferrò con una mano guidandomi verso di lei e muovendo la mano velocemente. Le venni addosso inondandole il ventre di sperma caldo. Poi mi adagiai su di lei baciandola ripetutamente. Con le mani giocherellavo ancora con il suo seno accarezzandolo e stuzzicandole i capezzoli. Appena ci fummo un po’ ripresi dall’estasi del sesso le chiesi “Ma come mai hai cambiato idea? Non dicevi di non volere mischiare lavoro e rapporti personali?” “Non ho cambiato idea – mi disse – è cambiata la situazione. In realtà ho sempre desiderato fare l’amore con te, ma fino ad oggi non potevo.” “Perché, – le chiesi – cosa è successo oggi?” “Ho dato le dimissioni.”

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