La cugina bisbetica domata

“Ciao Franco!

“Silvia?
“Si! Sono io!
“Chi non muore si risente!
“E già! Ti chiederai perché ti sto chiamando?
Silvia e Franco sono cugini, figli di due fratelli. Si
erano persi di vista da circa quattro anni, dai funerali del nonno. Due settimane prima c’erano stati quelli della nonna.
Franco per motivi di salute non aveva potuto partecipato alle esequie.
“Già! Di cosa si tratta!
“Per telefono non posso dirti nulla! Potremmo incontrarci da
me! Nel mio ufficio!
“Che cosa devi dirmi di così importante!
“Te l’ho detto! Per telefono è meglio evitare! Allora quando
potresti venire? Fissiamo un appuntamento! Adesso!
“Mi hai messo addosso una curiosità fastidiosa! Ti conosco
bene e so che, una del tuo ceto, deve avere dei seri motivi per scomodarsi a
contattare un parente che non frequenta da molti anni! Ho una proposta da
farti! Potresti venire tu da me, considera che sono ancora convalescente!
“Va bene! Ma preferirei incontrarti da solo!
“Sono da solo! Caterina ha accompagnato Luca ad Alessandria,
per i campionati nazionali under sedici di Volley, quindi, oggi pomeriggio
potrebbe andare!
Caterina è la moglie di Franco.
“Va bene! Ci vediamo oggi pomeriggio! verso le tre! Ciao
“Ciao!
Silvia amministra un’azienda che opera nel settore
dell’editoria.
E’ una donna in carriera, cinica e determinata. Ha una forte
personalità, con un super ego che è intollerante verso chiunque tocchi o sfiori
i suoi interessi. Ha un carattere indisponente e interpreta la vita come una
competizione, da vincere ad ogni costo. E’ un tipo ostico e non accetta sconfitte
umilianti che possano metterla in ridicolo. Nonostante sia una donna attraente
e di aspetto incantevole, gli uomini gli girano alla larga, per evitare di
doversi scontrare con il suo brutto carattere. Si è diffusa la voce che sia una
donna frigida.
E’ stata sposata con un imprenditore che operava nel settore
dell’edilizia. Dopo appena due anni di matrimonio, è fuggito disperato,
sputtanandola come donna cinica e fredda, che pensa solo alla carriera e alle apparenze.
Lei, vendicativa come Medea, ha utilizzato le sue influenze autorevoli
per rendergli la vita difficile, fino a farlo fallire.
Quel pomeriggio arrivò con la Mercedes grigia metallizzata che parcheggiò nel cortile della casa di Franco.
Silvia scese con eleganza dal l’auto, con passo sicuro
salì i due gradini che portavano alla porta d’ingresso.
Franco era in accappatoio di flanella. Alcuni colpi di tosse
segnalarono una condizione di salute ancora precaria.
“Ciao Franco!
“Ciao Silvia! Vieni! Accomodati in salotto! Ti va un caffè?
Ho messo la caffettiera sul fuoco!
“Si volentieri!
Franco ritornò con un vassoio sul quale c’erano due tazzine
fumanti e alcuni biscotti.
“Allora? Che cosa spinge una donna del tuo livello a far
visita ad un umile parente?
“Tua moglie! O dovrei dire quella zoccola di tua moglie!
Franco, si bloccò con un biscotto in mano, allibito, restando
con la bocca aperta.
“Mia moglie? Scusami ma non capisco?
“O sei un ingenuo oppure non capisci un cazzo delle donne!
“Senti vieni qui, chiami zoccola mia moglie e poi mi
insulti? Ma chi cazzo ti credi di essere!
“A tutto c’è una spiegazione!
“Dammela!
“Due settimane fa, ai funerali della nonna, ho avuto un
confronto duro con tua moglie! Da come parlava e cosa diceva mi sono resa conto
che quella puttana conosceva molti particolari della mia vita privata! Aspetti
che solo quel coglione del mio ex marito sapeva. La faccenda mi puzzava. Così
ho incaricato un’agenzia d’investigazione di seguire quello stronzo e cosa
scopro? Che s’incontra con quella zoccola di tua moglie, di nascosto, e cosa
fantastica, scopano come maiali alle tue spalle!Ecco queste sono le foto! Come
vedi! Dall’espressione del volto di quella troiona si intuisce il suo estremo diletto
a chiavare con il mio ex marito!
Franco raccolse le foto, che Silvia aveva gettato sul
tavolino. Le passò in rassegna, fissandole con un’espressione indefinibile. Si
grattò un sopracciglio e si morse le labbra, senza dire nulla.
Silvia studiava il volto di Franco, cercando di capire che
cosa stesse passando per la testa del cugino.
Lei sperava di farla pagare a quella troia della moglie, che
l’aveva offesa e sfidata. Si stava prendendo la sua vendetta. IL cugino la
prenderà male e, sicuramente, l’avrebbe cacciata fuori di casa. Così quella
troia imparava, una volta per tutte, la sua lezione di vita.
Franco raccolse le foto facendo un mazzetto. Poi fissando
Silvia le posò a fianco del vassoio del caffè.
Con un dito si grattò il labbro inferiore.
Lei aspettava compiaciuta che lui parlasse.
Però il sorriso gli rimase impresso sulle labbra, quando un
manrovescio colpì violentemente il suo bel visino. Lo schiaffo fu talmente energico
che la donna fu scaraventata a terra.
Silvia si toccò le labbra doloranti. I polpastrelli si erano
sporcati di sangue. Dopo essersi ripresa dallo shock, alzò il capo.
“Che cazzo ti è preso! Sei impazzito!
Franco si tolse l’accappatoio rimanendo in boxe. Grugnisce e
stringendo i denti, si avventa su di lei come un feroce rapace. Gli afferra i
capelli e la trascina fino ad una cassettiera posta nel corridoio.
“Cazzo! Sei impazzito! Ma che fai? Mi stai facendo male!
aaaaaaaaaaaaaa
Silvia, nel parapiglia generale, cercò di afferrare la
borsetta per prendere il cellulare. Ma fu anticipata da Franco che con una
mossa da calciatore la fece volare oltre il divano.
“Sei impazzito! Stronzo! Lasciami! mi fai male!
Il cugino si siede sopra di lei e dopo una violenta lotta, riesce a bloccargli le
braccia dietro le spalle. Nello stesso istante, premendo il ginocchio sopra la
zona lombare, la tiene placcata con la faccia schiacciata a terra. Poi da un
cassetto estrae un paio di manette e le chiude attorno ai suoi polsi.
“Dio mio! Sei impazzito! Toglile! Hai capito! Che cazzo vuoi
fare! Ti faccio arrestare Bastardo!
“Ti presenti qui! Come una stronza! Animata da spirito di
vendetta! Per il tuo orgoglio da quattro soldi ferito! Mi insulti! E poi mi mostri le foto del misfatto! Hai violato la privacy di mia moglie! Sei arrogante
e stronza! Non hai pensato ad una variante?
“Quale?
“Io e Caterina condividiamo tutto! Siamo una coppia aperta! Lei
scopa con chi gli aggrada, poi mi racconta tutto!
Silvia rimase basita e senza parole. Poi….
“Bastardo! Pervertito e Cornuto! Lasciami andare! Perché mi
hai picchiata e ammanettata?
“Perché ho capito che razza di donna sei! Vuoi dominare
tutti quelli che ti stanno attorno! vero? Ma adesso sarai tu la schiava! Cagna!
Silvia per quanto si sforzasse di ribellarsi, dentro di se
sentiva che quella violenza gli suscitava dei sentimenti contraddittori, che
prima di allora non aveva mai provato. Il suo corpo fremeva e quella
sottomissione forzata gli provocava sensazioni quasi piacevoli.
“Per prima cosa! Via i vestiti! Ti voglio vedere nuda come
un verme!
Lei strabuzzò gli occhi, ma non disse nulla.
Lui si accanì su sua cugina come una furia cieca. Gli
strappò la camicetta; tirò via la gonna e le scarpe, lasciandola con gli
autoreggenti. Poi afferrò gli orli delle mutande e le lacerò. Il reggiseno fece
la stessa fine.
Silvia era scioccata e confusa, guardava il cugino come una
bestia braccata dalla paura; si sentiva in trappola, ipnotizzata dalla ferocia
di quel folle pervertito. Era impaurita. Respirava con affanno. Avvertiva il
pericolo in ogni suo gesto. Gli tremava la schiena, la pelle reagiva rabbrividendo,
come se fosse colpita da un vento gelido.
Era la prima volta che si trovava in una situazione di totale
sottomissione, in cui non era lei a comandare. Si sentiva come un oggetto in
balia delle onde. IL cugino la guardava con uno sguardo glaciale, dalla testa
ai piedi.
“E’ mai possibile che una donna bella come te! Sia frigida?
Lo so! Stronza! So tutto di te! Caterina mi ha raccontato tutto! E ho capito
che razza di donna sei! Mi sei sempre stata sulle palle! Anche da ragazza
quando te la tiravi avrei voluto prenderti a calci nel culo! Ora guardati! Sei
ammanettata e stesa a terra nuda! La grande Manager, che fa tremare i suoi
dipendenti! Ora sei li, a terra, nuda come un verme! Lo sai che posso fare di
te quello che voglio!
“Ti prego lasciami andare! Che cazzo ti sei messo in testa?
Ti mando in galera! Bastardo! Cornuto!
“Voglio darti una lezione di vita! Voglio insegnarti la
differenza sottile che c’è tra un dominatore e un pezzo di merda cinico e
indifferente al piacere come te!
“non me ne fotte un cazzo dei tuoi insegnamenti di merda!
Stronzo liberami subito!
“Lo sai che cosa vuol dire dominare? e sai quale è
differenza tra il piacere e il dolore?
“Dimmela! visto che non posso fare altro che ascoltare le
tue stronzate!
“Il dominatore prova piacere nell’infliggere dolore alla sua
schiava! Lo scopo del dominatore non è quello di dare piacere, perché sa che la
schiava potrebbe fingere. Il piacere gli deriva dalla certezza che le sue
torture producono dolore e sofferenza. Più la schiava soffre e più gode!
“Queste sono le farneticazioni di uno scellerato maniaco
sessuale!
“Ti sbagli! Sono attitudini del tutto naturali! Che madre
natura ha elargito

generosamente all’uomo! Se la dominazione e il sopruso fossero stati un
crimine insensato, la natura li avrebbe soppressi o negati! Ma tu sai che
l’ingiustizia e la prepotenza producono benessere mentre la virtù solo povertà!
E’ la legge del più forte sul debole la vera regola di vita! che governa le
umane vicende, sublimati nella ferocia dei predatori come il lupo e il leone! La
vita si regge sull’equilibrio del bene e del male, con pari dignità. Dalla
distruzione nasce sempre qualcosa di nuovo e costruttivo! L’ordine e le regole,
senza il male, non producono nulla, si ridurrebbero a noia e avvilimento della
vita!

“Che cazzo di filosofia di vita è questa! Bastardo fascista!
“E’ una filosofia che tu applichi tutti i giorni e, direi,
nel modo sbagliato! Ora ho intenzione di correggerti!
“Vai a fanculo! Stronzo!
La voce di Silvia celava uno stato di tensione dei sensi
eccitati. Lo sguardo era lucido e il corpo fremeva, ma non di paura.
“Mi eccita vederti implorare! Guarda! ho il cazzo che non
sta più nelle mutande! Mmm
Così dicendo lo tirò fuori, poi si inginocchiò davanti a lei,
e afferrandogli i capelli la costrinse ad alzare la testa. Poi brandendo il nerbo
puntò la cappella contro la sua faccia. Umiliandola,la schiaffeggiò con il nerbo che
brandiva come una mazza!
“Maniaco! Sono tua cugina cazzo! Lo sai?
“mmm questo rende la situazione più eccitante! Mmm
l’incesto! Mi piace! Succhia! cagna! Lo sai riconoscere un cazzo? To! Per una
volta fammi vedere che sai fare un pompino! come una vera vacca!
“Che cazzo! Sei un maniaco! Lasciami iiiiii mmmmmmmm
La grossa cappella era completamente schiacciata contro le
labbra. Franco strappò con forza i capelli, il dolore la costrinsero ad aprire
la bocca.
Alla fine Silvia si arrese al male lancinante del cuoio
capelluto. Aprì la bocca e il cazzo si infilò come un serpente nelle gote, fino
alla gola.
“To to to to.. cagna maledetta! Succhia il cazzo di tuo
cugino! Mmm è incesto! Non ti fa sballare l’idea? ahahahahah
Silvia, con il cazzo infilato nella bocca, non riusciva ad
emettere alcun suono, oltre a mugugni soffocati dal grosso cazzo che entrava
senza alcun riguardo. Lo stato di soggezione, incoscientemente la costringeva
ad assecondare quel folle dominatore, quasi rassegnata al ruolo di schiava.

Franco la teneva ferma spingendo il cazzo in profondità.
Nello stesso tempo tirava i capelli con forza. Ad un tratto si accorge che gli
occhi azzurri di Silvia erano stralunati e lei arrancava con il petto cercando
di respirare. La saliva usciva dai lati della bocca sotto forma di bollicine
schiumose.
Capisce che la cugina è in difficoltà e lo sfila via.
Subito dopo la vede tossire e sputare rivoli di saliva e
vomito.
“Bastardo! Stavo … sof..f.. focando ooooooo aiutoo iiiiii
“E tu collabora! Cagna! Devi accettare il dolore! Per
compiacermi!
Silvia, riprese fiato, ricambiava il suo sguardo con la stessa
intensità. C’era una luce strana. L’aggressività di Franco stava producendo un
effetto inaudito.
“Riprendi a succhiare cagna!
Silvia, riluttante, iniziò a sottostare a quella protervia
senza replicare. Ci fu solo un tentativo di ribellione, ma poi si fermò. Lui,
incalzò quella labile reazione con una serie di schiaffi.
“Aaaaaaaaaaaaaa bastardooooooooooo
“Tu collabora!
Con forza gli prese la testa e puntò di nuovo il cazzo
contro la sua bocca. Usando le stesse manieri forti, tirando con forza i
capelli, quasi a volerglieli staccare. Stavolta lei lo accolse.

“Così mi piaci! Mmmmmm cazzo ora si che si ragiona!
Dopo…
“Toglimi le manette!
Franco guardò sua cugina. Il tono della voce era cambiato.
“No! Non ancora! Anzi ho ancora una cosa da fare! Scommetto
che ti piacerà!
Si allontanò per pochi minuti e ritornò con una pallina da ping
pong e un foulard.
“Che cazzo vuoi fare!
“Per quello che ho intenzione di fare per te è meglio se
taci!
“No ooooo sei pazzo ooo!
Tenendogli la testa bloccata gli infilò la pallina in bocca
imbavagliandola con il fazzoletto.
“mmmmmm mmmmmm
“non capisco cosa vuoi dirmi! Hahahahahahah
Franco costrinse sua cugina a sdraiarsi con il ventre sul
pavimento. Gli girò attorno per alcuni minuti. Lei cercava di seguirlo con lo
sguardo, girando il capo. I suoi occhi erano terrorizzati.
“Il tuo culo è bello! Il punto d’incontro delle cosce è
quanto di meglio abbia mai visto finora! Si! Lo ammetto! Sei un gran pezzo di
fica! Lo hai mai preso nel culo?
“mmmmmmmmmmm

“Guarda il mio cazzo! È bello duro e pronto a invadere la
corsia di emergenza, a tutta velocità! Hahahah Ma non è come tu credi! La
sodomia deve avere come compagna la forza dell’aria!
“mmmmmmmm – (Silvia si agitava preoccupata da quelle parole
inquietanti).
Franco si procurò un lungo cordolo. Da una parte fece un
occhiello dentro il quale ci infilò il capo opposto. Era un cappio.
“Il patibolo è pronto! Ora vediamo cosa sai fare!
Avvolse il cappio attorno al collo di Silvia. Si piazzò
dietro di lei, costringendola ad allargare le gambe, mettendogli a disposizione
del suo sguardo le parti intime.
“Bene! Bene! Mmmm certo che hai un culo che invoglia a
penetrarlo! Sono impressionato! Stimola molta lussuria! Chissà quanti
maschietti che hai torturato hanno sognato di poterlo sfondare!
Mentre parlava con il dito medio iniziò a lavorarsi gli orli
del pertugio. Spinse forte fino a farlo entrate tutto nell’ano.
“mmmmmmmmmmmm (singulto di sofferenza di Silvia)
“ahahahahah Cazzo!
Non l’hai mai preso nel culo! Ahahah sono fortunato! Direi che sei pronta ad
affrontare la prova del fuoco! Si sarà per te un rito d’iniziazione hahahahaha.
Così dicendo s’impossessò di un grosso cuscino del divano e
lo collocò sotto il ventre di Silvia, in modo tale che il suo posteriore puntasse
verso l’alto.
“Sai! Prima di violare questo tempio sacro, vorrei divertirmi
con la bocca!
Franco si tuffò gioioso tra i glutei candidi e sobri, e
separandoli espose alla sua lussuria il pertugio dell’ano. Era ancora stretto e
chiuso. Le rigature dell’orifizio erano attaccate e ci volle forza per
separarli e mettere in luce le parti interne. La bocca, attratta da quelle
delizia, si attaccò come una ventosa e la lingua razzolava furiosa con la punta
nel piccolo foro. La saliva lo aveva lubrificato a dovere. Un dito sostituì la
lingua e s’insinuò per due terzi all’interno.
“mmmmmmmmmmmmmm (singulto di Silvia)
Franco era super eccitato da quella visione superba. Il buco
era stato dilatato con una trivellazione forzata. Così tenendogli le gambe
aperte al massimo si inginocchiò in mezzo, avvicinandosi con il bacino il più
possibile. Quando la cappella del cazzo urtò contro l’apertura anale, fece
scendere un grosso rivolo di sputo che impregnò la cappella e il foro, poi la spalmò
con cura attorno ai bordi. La punta del pungolo iniziò a spingere con energia.
“mmmmmmmmmmmm (singulto di Silvia)
Il buco era troppo stretto, così al primo tentativo il nerbo
scivolò verso il basso, penetrando per due terzi nella fenditura della fica
grondante di umori vaginali, che ne avevano facilitato l’ingresso in modo involontario.
“Cazzo! Sei bagnata come una fontana! Ahahah stai godendo
ahahahaha a quello ci penserò dopo! Ora voglio sfondarti il culo!
“mmmmmmmmmmmmmm (singulti di rabbia e di ribellione)
“Riproviamo!
Punto nuovamente la cappella contro il buco anale, ma prima penetrò
nuovamente con due dita, facendoli girare come un mestolo. I bordi dell’ano lentamente
cedettero, adattandosi alle dimensioni dell’invasore.
“Ora non potrai più sfuggirmi! Ahahah
La punta del cazzo stavolta scivolò dentro quel tempio allargando
con forza l’orifizio anale.
“mmmmmmmmmmmmmmmmm (singulto di dolore)
“to stronza! Ora di spacco il culo!
Una possente spinta permise di far penetrare l’intero corno nel
pertugio, e nello stesso istante, il corpo di Silvia sussultò come se fosse
stato colpito da un potente saetta.

Franco afferrò il cordolo e spingeva dentro lo sfintere di
sua cugina, tenendo teso al massimo il laccio e costringendola ad agitarsi,
mentre il cappio si stringeva attorno al collo.
“vedi! Stai facendo il gioco del nemico! Più ti agiti e più
godo e più tu rischi di soffocare!
“mmmmmmmmmm (singulti indecifrabili)
Il gioco della sodomia e della forza dell’aria andò avanti
per parecchi minuti. Silvia si stava sfiancando, e non riusciva più a tenere la
posizione ideale per evitare di soffocarsi. Franco colse quel cedimento e
lentamente lasciò le briglie.
Dopo alcuni colpi profondi e secchi si staccò da sua cugina.
Gli tolse il bavaglio e le manette.
“Ba….. bastardo oooooo stavo soffo….candoooooooooo
“Se provi a scappare ti lego pure la gambe!
Dopo un intenso sguardo:
“Non scappo!
Dopo alcuni minuti di indecisione. Gli tolse le manette. Silvia
non si mosse, restando adagiata sul pavimento, rassegnata nel suo ruolo di
schiava.
Lui sorrise in segno di trionfo. La bisbetica sembrava
domata. Ma c’era ancora tanto da fare.
Lei, su invito di Franco, dopo averlo segato, riprese
nuovamente a succhiare il cazzo. Sembrava più docile e ubbidiente.
La sua personalità sembrava addomesticata, apparendo docile come una cavalla selvaggia domata dal suo
padrone.
Franco, non ancora convinto, per sicurezza tenne il cappio, per prevenire eventuali tentativi di fuga, ma anche incitarla con
forza quando il pompino rallentava.
“Basta ora! Cammina a quattro zampe!
“Cosa?
Franco in risposta gli posò un piede sul collo e la spinse giù,
fino a schiacciare la guancia del viso sul pavimento.
“Non devi replicare! Sono io il padrone! Hai capito?
“Si!
Silvia attaccò a camminare a carponi, girando attorno a suo
cugino. Stava aspettando con ansia, che lui facesse qualcosa o l’obbligasse a
soddisfare i suoi desideri folli, di qualunque genere.
Franco la fissava con bramosia, mentre gattonava ai suoi
piedi. Ogni tanto la toccava con la pianta dei piedi lisciandogli la schiena e
le natiche.
Quei tocchi fugaci facevano venire i brividi a Silvia.
L’attesa l’eccitavano e la rendevano impaziente.
“Cribbio! Hai un corpo stupendo! Tutti questi anni a
preservalo per chi? Quando avresti potuto goderti la vita! Una carriera? Per
quale scopo? Solo per far soffrire la gente? Ora sarai tu a soffrire! Cagna!
Franco si era procurato un frustino da fante. L’ippica era
la sua passione e quando poteva faceva dei lunghi itinerari al galoppo della
sua cavalla preferita.
La bacchetta di cuoio veniva maneggiata con destrezza, e
piegata davanti allo sguardo eccitato di Silvia. Lui si era avvicinato al suo
viso e con un sorriso malizioso sfregò il frustino nella sua bocca bagnandolo
con la saliva, poi lo passò in quella di Silvia e lei reagì mostrando i denti
come i cani rognosi.
“Sei ancora selvaggia! Ora il tuo padrone ti addomestica!
Vuoi?
“Si! mmmmmmmm
Si sedette sul culo di Silvia. Da dietro iniziò a sferzare
dei colpi secchi che impattarono violentemente sulla pelle candida delle
natiche, lasciando dei segni rossi.
“aaaaaaaaaa aaaaaaaaaaaaaaa
“galoppa cavallina storna! Op! Op! Dai fammi vedere come sai
correre!

Ogni volta che il frustino si abbatteva sui glutei suscitava
un dolore acuto.
Silvia, nonostante il male lancinante, sopportava tutto. La
sottomissione la poneva in una condizione di grazia ascetica. Era piacevole giacere
alla volontà di un altro. La sua figa fremeva e il suo basso ventre tremava dal
piacere, provocati dalle sferzate della frusta, ma soprattutto, quello che la
faceva impazzire era la mente di suo cugino. Il suo atteggiamento perverso l’aveva
affascinata. Sentirsi alla mercè di quel folle era una sensazione straordinaria.
Da brividi.
“Ho la figa in tumulto! Chiavami bastardo! Violentami!
Chiavami ora! Monta la tua cagna! Completa la tua nefanda azione incestuosa!
Le suppliche di Silvia, erano un vero e proprio trionfo per
Franco, che sentiva il suo potere incidere sul carattere della cugina. La
temibile manager infine era domata ed era ai suoi piedi. Implorante.
“A suo tempo! Non ho ancora finito!
Silvia ebbe un brivido alla schiena e quelle parole la
mettevano in agitazione perché il cugino era imprevedibile! Ma la condizione di
assoluta dipendenza dalla voluttà traviata di Franco gli faceva sballare la
testa.
Lui l’afferrò di nuovo dai capelli. Lei lo seguì senza
opporre alcuna resistenza. Come un docile agnellino. Il cappio si era stretta
attorno al collo e quando lui tirava, si stringeva fino a bloccargli il
respiro.
La trascinò in camera da letto. La prese in braccio e la
gettò sul materasso a gambe all’aria. Riprese le manette. Gliele serrò attorno
ai polsi assicurandoli alla barra della spalliera.
Poi si procurò una cravatta e la bendò.
“Devi sentirti in completa balia degli eventi! Devi avvertire
sulla tua pelle le

sensazioni che si provano, quando dipendi dalla follia di un
altro! Ti piaceva sottomettere i tuoi dipendenti? Imponendo la tua volontà
nevrotica? Anche quella era una forma di eccitazione! Comandare è come
chiavare! Ma nel tuo caso era puro cinismo isterico! Ora sentirai sulla tua
pelle quelle umilianti sensazioni!

“Franco! Sto impazzendo! Sei diabolico! Mi stai facendo
provare sensazioni incredibili!
Non ottenne risposta. Si accorse di essere sola, avvolta in
un silenzio inquietante.
“Dove sei? Franco?
Franco sapeva dosare i momenti di attesa con quelli di
accanimento.
Silvia, era sul letto bendata e assicurata con le manette
alla spalliera. Si sentiva smarrita. Il suo corpo vibrava e fremeva, come se
fosse stato lanciato nel vuoto assoluto senza punti di riferimento.
Poi sentì il respiro di Franco attorno al suo collo e quella
improvvisa comparsa gli fece rabbrividire la pelle dall’emozione.
Nello stesso istante, percepì qualcosa di freddo che stava carezzando
i suoi capezzoli. Era una sensazione gelida ma dannatamente piacevole.
“mmmmm mi piace mmmm mmmmmmm
Erano stimoli estremi, che si contrapponevano, come il buio
e la luce. Silvia era in affanno. Il suo corpo veniva cotto a fuoco lento. Cibo
che Franco masticava lentamente, cercando il punto adatto che potesse dargli
piacere, il suo dolore.
Silvia tremava come un fuscello, il suo fisico trasalì,
quando avvertì che il freddo si stava spandendo fino a raggiungere le sue parti
intime.
Il clitoride bruciava come se qualcuno lo stesse riscaldando
con la fiamma ossidrica. IL gelo si era trasformato in qualcosa di rovente. Era
una sensazione che la scombussolava dandogli delle impressioni troppo forti. Ma
quello che accendeva la sua mente era la situazione di completa sottomissione a
suo cugino. Si trovava totalmente soggiogata al suo perverso gioco erotico. Una
situazione mentale assolutamente eccitante che la proiettava in un limbo sublime
di puro godimento estetico.
Franco prese a leccare i capezzoli, mordendoli con le labbra
tra i denti.
I cubetti di ghiaccio raffreddavano i capezzoli ed il
clitoride e quando li sentiva gelidi, tale da sciogliere l’algido solido in
rivoli di acqua, si avvicinava con la bocca e succhiava con forza, dissetando
la sete di sesso, che agitava il corpo di entrambi gli amanti.
Mmmmmmmm diooooooooooo sto impazzendooooo! Franco chiavami iiiiii
ora aaaaa
Si spostava su e giù, poi si concentro sui capezzoli duri
come fragole, e dopo averli congelati con il ghiaccio, faceva colare cera
liquida, caldissima, provocando un salto termico sconvolgente.
Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa oddio oooooooooo
aaaaaaaaaaaaaaaa
Franco, si era eccitato da quella situazione incandescente, guardava
sua cugina fremere, mentre il cazzo duro, pulsava dalla voglia di possedere quel corpo
infiammato dal desiderio e pronto a immolarsi alle sue perversioni.
Alla fine, vinto dalla brama, si gettò tra le sue cosce
aperte. Prima di penetrarla l’abbracciò toccandola con foga. La bocca di lei si
fuse alla sua, fino a togliergli il fiato.
Silvia sembrava posseduta dal demonio dell’eros. Esaltata
dalla consistenza del cazzo di Franco, che premeva contro il suo pube.
Simultaneamente avvertiva il corpo del cugino che pesava sul suo schiacciato
contro il materasso. Le sue mani erano fissate alla spalliera, unite alle
manette. Avrebbe voluto liberarsi per poter stringere quell’uomo diabolico.
Graffiarlo, toccarlo, tirarlo, possederlo fisicamente. La sua mente era
infuocata dalla lussuria e fremeva come le fiamme dell’inferno. Cieca e madida
di sudore, respirava con affanno, come una preda in trappola. Suo cugino
odorava di maschio, lo percepiva attraverso la pelle accaldata e bagnata, resa
sensibile da quella situazione estrema.
Franco capì che era arrivato il momento di scatenare
quell’uragano.
“Ti prego liberami!
Franco fece scattare le manette e sciolse i polsi di Silvia.
Lei non perse tempo, agguantò suo cugino fino a
disarcionarlo. Ora lui era sotto di lei. Silvia sentiva il volume del cazzo che
premeva contro le fenditure della sua figa infiammata dalla brama di essere
posseduta.
Non attese neanche un secondo. Il gesto fu fulmineo. Il
cazzo entrò profondamente nella vagina affamata di nuove sensazioni.
“aaaaaaaaaaaaa mmmmmmmmmmmmmm si iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii è
meraviglioso

oooo finalmente eeeeeee sei mio ooooooo mmmmmmmmmmm bastardo,
cornuto mmmm

“cagna…. Muoviti… fammi godere….. voglio sentire il tuo
corpo bruciare come le fiamme dell’inferno ooooo
“Si si mmmmmmmm godo oooooooooooooooo godo oooooooooo sei
un diavolo! meraviglioso e perverso come me …. Mmmm aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaagggfff
Alla fine Silvia si lasciò andare, inebriandosi la mente di
nuove sensazioni ed ebbe il suo primo orgasmo.
La bisbetica era stata domata dal suo padrone.
Così va la vita
Guzzon59

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