La collega che non ti aspetti – Racconti Eros

La collega che non ti aspetti

Nell’azienda dove lavoro su un totale di circa venti persone ci sono solo due donne, entrambe in amministrazione. Sarà perché siamo tutte persone educate o perché lavoriamo insieme da tanti anni ma nessuno ha mai fatto allusioni o proposte o le ha mai importunate minimamente. Eppure sono molto carine anche se diverse l’una dall’altra. Una si chiama Livia ed è una quarantenne bruna formosa, veste sempre abiti attillati, con profonde scollature che mettono in risalto il suo seno prosperoso, l’altra, Ornella, ha qualche anno in più, è minuta, bionda, occhi azzurri e preferisce indossare minigonne vertiginose e pantaloni a vita bassa. A dire il vero, nei primi tempi in cui lavoravamo insieme, spesso lo sguardo mi cadeva nella scollatura della prima o mi capitava di guardare le cosce nude della seconda o addirittura il perizoma che faceva capolino dal di dietro dei pantaloni. Ma col tempo non ci ho fatto quasi più caso e la vita lavorativa è trascorsa tranquilla per molti anni. Un’altra cosa che le distingue (oltre al fatto di essere le sole due donne) è che abitano vicino all’ufficio, mentre noi maschi veniamo tutti dal capoluogo distante una trentina di chilometri dal lavoro. In realtà la mia azienda era nata nel capoluogo e poi si era trasferita in provincia approfittando dell’opportunità di avere una sede più ampia a prezzo vantaggioso nella nuova Zona Industriale. Quindi i vecchi dipendenti venivano tutti dalla zona della vecchia sede, mentre loro due, le ultime assunte, sono del posto. Stare in una nuova Area di Sviluppo Industriale ha anche qualche svantaggio legato soprattutto alle insufficienti infrastrutture tra cui la centralina telefonica che spesso va in tilt lasciando le aziende della zona isolate dal mondo. Uno di questi black out si verificò proprio un giorno in cui dovevo fare una serie di operazioni bancarie importantissime e non rimandabili. Eravamo senza collegamento internet e se non avessi inviato gli ordini in banca prima delle 12, avremmo avuto serie difficoltà. Stavo appunto maledicendo la compagnia telefonica che non si decideva a potenziare la centralina, quando la mia collega bionda mi disse che se volevo potevamo andare a casa sua dove avrei potuto usufruire del suo pc e del collegamento internet. Accettai senza indugio perché, come ho accennato, non potevo rischiare di non effettuare le operazioni bancarie previste per quel giorno. Ci mettemmo in macchina quindi e raggiungemmo casa sua distante un paio di chilometri dall’ufficio. Appena entrati, mi mostrò il portatile che teneva su un tavolo nel salone, lo accese e si sedette sul divano alla mia sinistra mettendosi a leggere una rivista. Fortunatamente il collegamento internet funzionava benissimo per cui in un quarto d’ora riuscii a fare tutto quel che dovevo. Visto che c’ero ne approfittai per leggere anche la posta e controllare alcuni siti che consultavo quotidianamente per lavoro. Fu proprio mentre compivo queste operazioni che di sottecchi rivolsi lo sguardo ad Ornella seduta sul divano. Era sempre intenta a sfogliare la rivista tranquillamente eppure c’era qualcosa che non quadrava. Tralasciai un attimo di leggere quel che c’era scritto sullo schermo e la fissai attentamente. Indossava una maglietta bianca e la solita minigonna di jeans. Ma invece di stare seduta come normalmente stanno sedute le donne con le gambe chiuse rivolte a destra o a sinistra, lei stava seduta con le gambe semi aperte. Ovviamente lo sguardo mi cadde proprio lì e finalmente capii quello che non quadrava: non indossava le mutandine! Mi sforzai di capire se fosse venuta in ufficio senza o se le aveva tolte dopo, ma il fatto era che non le indossava. Non riuscivo a staccare gli occhi da lei e lei quasi avesse sentito il mio sguardo abbassò la rivista guardandomi. Cercai di rivolgere lo sguardo verso il pc ma, vuoi per il fatto di essere stato sorpreso a guardarla vuoi per la mia tardiva reazione, non riuscii a dissimulare quello che in realtà stavo facendo: guardarla tra le gambe. Lei accennò un sorriso e aprì ancora di più le gambe.

Ormai potevo chiaramente distinguere la sottile fessura di carne rosa tra la peluria bionda. Sinceramente ero così sorpreso dalla situazione inaspettata che chiusi di scatto il portatile invece di spegnerlo come si dovrebbe. Mi alzai in piedi dicendo “Ho finito.” Fu solo allora che mi accorsi che la mia evidentissima erezione era chiaramente visibile a causa dei leggeri pantaloni estivi che indossavo. Ornella mi sorrise beffarda dicendomi “ Ma eri in collegamento con la banca o guardavi siti porno?” Farfugliai qualcosa di insensato ma contemporaneamente non staccavo gli occhi da lei e dalle sue gambe aperte. Allora lei mi disse “Vieni qua scemo” e appena mi fui avvicinato mi pose una mano sul membro turgido. Incapace di reagire la lasciai fare e lei mi slacciò la cintura e mi sbottonò i pantaloni estraendolo, aprì la bocca e cominciò a succhiarlo. Era bravissima, sembrava che conoscesse ogni mio punto sensibile. Sentivo le sue labbra comprimere il mio pene, la sua lingua coprire ogni millimetro di superficie. Con una mano mi toccava i testicoli e con l’altra mi masturbava delicatamente. Io ero in piedi immobile con i pantaloni alle caviglie e lo sguardo al soffitto. Non osavo toccarla, non dicevo una parola: volevo sole che quel momento durasse il più possibile. Invece non durò a lungo, con la sua magica bocca Ornella riuscì a portarmi all’apice del piacere in breve tempo. Un fiotto caldo esplose al culmine di un fantastico orgasmo. Non una goccia andò sprecata, anzi per qualche minuto ancora continuò a succhiare avidamente finché il mio membro perse ogni consistenza. Mi sedetti di fianco a lei sul divano e ci scambiammo baci appassionatissimi. Infilai una mano sotto la sua maglietta cercando di toccarle il seno ma lei mi fermò dicendomi “E’ tardi dobbiamo tornare in ufficio.” Accennai una timida protesta ma Ornella mi disse “Non preoccuparti, il collegamento salta spesso, avremo tempo e modo di continuare.” Mi ricomposi e tornammo in ufficio. Inutile dire che da quel giorno almeno un paio di volte la settimana inderogabili esigenze lavorative dovute al malfunzionamento di Internet mi portarono a recarmi a casa di Ornella dove ci abbandonavamo a qualche ora di sano sesso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *