Culo per malocchio – Racconti Eros

Culo per malocchio

Saresti disposto a lasciarti toccare le parti intime da un uomo?
Ma come ti salta in mente e perchè?
Perchè se vuoi annullare le negatività di cui ti lamenti sarà necessario che tu acconsenta!
Ma perchè?
Perchè la persona che vorrebbe entrare in intimità con te ha attivato una procedura così efficace che io posso solo descriverti la qualità dei suoi desideri e dirti che ne riceverai la manifestazione oggi stesso!
E da te che ci sono venuto a fare?
Perche questa è la modalità che lui ha scelto per averti?
E io dovrei prestarmi al suo luridume senza poter reagire?
Ti posso solo dire che non te ne dovrai pentire!
Ah, pure questo! Mi fidavo di te anche come donna. E tu mi vendi a un omosessuale….
Ma io non ti vendo a nessuno, tu sei venuto a chiedere quello che vedevo e che sei stato tu a provocare!
Come sono stato io a provocare?
Si, sei stato tu a cominciare e poi ti sei tirato indietro!
Ma tu sei matta: è stato quello che mi ha toccato quando non potevo muovermi!
Bè, tu ti sei fatto “assaggiare”, diciamo!
Insomma non posso sfuggire…a…a… questo schifo!
Ma è proprio questo che ti piacerà di più… godere di schifo!
Fu quando tornai in spiaggia nel pomeriggio. Entrai nella cabina per mettermi il costume e lui apparve mentre mi ero già tolto shorts e mutande ed ero nudo.
Ecco che ti posso ammirare in tutto il tuo splendore!
Restai fermo e lasciai che si avvicinasse. Feci anche per mollargli una specie di ceffone e fu allora che afferrandomi la mano in aria, mi fece ruotare e con l’altra mano mi entrò fra le natiche e mi afferrò per i testicoli, immobilizzandomi istantaneamente e facendomi allargare le gambe.
Ero faccia alla parete di legno e improvvisamente lo sentii tutto dietro con… la lingua. Poi con entrambe le mani mi afferrò le due mele e le divaricò mentre si abbassava in ginocchio e io lo lasciai leccare come un forsennato.
Sentii la sua lingua nel buco…sul buco… che cominciava ad entrare…il calore della saliva e la lingua che…non riscivo a scacciare. Ora le sue mani mi palpeggiavano il pube liberamente, mi afferravano il pene, lo scappucciavano, lo facevano gonfiare…ne spremevano sfacciatamente le prime gocce di liquido prostatico e mi strappavano orribili mugolii di un piacere che, terribile ma vero, era già orgasmo.
Mi piegai spontaneamente in avanti, poggiando le mani su una traversa di legno della parete e lasciai che mi penetrasse con due dita, lentamente, volgarmente, trattandomi come una cagna in calore e…e facendomi venire subito e subito sborrandomi dentro completamente.
Anche ui versai il mio latte sul pavimento e fra le sue mani che ne raccolsero una parte, lo mescolarono al suo e salirono fino alla mia faccia…alla mia bocca, forzandomi ad assaggiarlo, annusarlo e berlo.
Poi mi voltò e cominciò ad agitarmi in faccia il suo pene, il suo ventre e il suo petto villoso, i capezzoli che spuntavano oscenamente rosei, come il suo glande, il suo cazzo che emergeva nel pelo nero schiacciandomelo sulla bocca. Non aveva fretta di incularmi ancora, evidentemente certo di non destare più reazioni ostili.
Lecca, ragazzo…lecca e fammi godere. Godrai anche tu…ancora! Ho visto che lo sperma ti piace!
Brutto frocio! – Sbottai nonostante lo stato di godimento che stavo subendo.
Mi pare che non ti dispiaccia poi tanto…quindi sappi che c’è un buchino nella parete dietro di noi e che occhi indiscreti hanno visto tutto e sono pronti ad ampliare l’orizzonte del tuo ingresso nel mondo omosessuale.
Cominciò a chiavarmi la bocca freneticamente per interrompere le mie possibilitò di parola mentre uno scricchiolio mi avvertiva del nuovo ingresso. Vidi con la coda dell’occhio l’altro che entrava.
Il ragazzo è veramente carino e pure consenziente, alla fine, io tuttavia lo legherei al carretto.
Aveva in mano una specie di rotolo di corda.
Fagli finire il pompino! – poi rivolto a me – si chiama fellazio, sono sicuro che detto così ti piacerà anche di più, lecca caro, voglio sentire la punta della tua lingua sull’uretere!
Sentii che ce l’aveva aperto come una fichetta e feci quello che chiedeva. Il fiiotto di sperma mi colpì in faccia, mi entrò nel naso e in bocca ed era…era buono.
Ora avevo anche l’altro di fronte che mi prese le mani, mi diede un paio di giri intorno ai polsi e avvolse l’altro capo alla traversa della parete mantenendo in mano l?estremità, poi mi scivolò sotto e mi fece chinare sopra di lui e la sua nudità, impalandomi sul suo membro eretto.
Fui penetrato anche da lui e, mentre mi alzava ritmicamente, anche l’altro cominciò a premermi il buco con il suo pene ancora intriso di sperma.
Mi stavano scopando in due, avevo dentro due cazzi e miagolavo senza ritegno, ma piano, per non farmi udire oltre le pareti della cabina, speravo, perchè il godimento era una specie di fiume che mi invadeva a ondate o come una cascata che toglieva il respiro e mi sbatteva da una parete all’altra di un “canion” di vergognoso piacere.
I due si incitavano a a sborrarmi dentro l’uno sul glande dell’altro, stretti dall’anello del mio sfintere e sfondandolo come la fica di una vacca.
Mi chiavarono per un tempo infinito e quando vennero uno sopra l’altro e dentro di me, io ero venuto già tre o quattro volte e l’odore di sperma aveva ormai impregnato, credo, anche il legno delle pareti.

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